
disfluenze verbali
non sempre sono sintomatiche della balbuzie
La balbuzie è un disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione cosa vorrebbe dire ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà.
Quindi i prolungamenti e le ripetizioni (cioè le disfluenze) nel parlato del balbuziente sono radicalmente diverse dalle disfluenze del parlante non balbuziente.
Le disfluenze nel balbuziente sono infatti diverse in quanto incontrollabili (se non rinunciando a parlare); infatti, quando il balbuziente sa esattamente cosa vuol dire può non essere ion grado di dirlo, perché ha perso il controllo sui suoi articolatori: pensiamo al caso, per esempio, del paziente che non riesce a dire il suo nome.
La balbuzie può essere accompagnata da sincinesie, ossia movimenti involontari di alcune parti del corpo, tic facciali o del collo, embolofrasie, ossia interruzioni ripetute come “Ah…umh…” o aggiunta di parole stereotipate, come ad esempio “Appunto…appunto” oppure
“cioè…cioè” Il linguaggio è ritmo, interazione, modello e momento affettivo e come tale è dinamico, elastico, vive nella relazione
umana, è un fatto organico, muscolare, psicointerno: è la vita.
Manifesta il desiderio di comunicare emozioni, il desiderio di benessere, di scoperta del mondo esterno, di ricerca di gratificazioni.
Le ultime ricerche considerano la balbuzie frutto di fattori organici predispondenti (il 75% dei balbuzienti ha parenti che balbettano) anche se il meccanismo di trasmissione resta sconosciuto, più precisamente una predisposizione organica o geneticamente determinata o acquisita in qualsiasi momento dopo il concepimento su cui si innescano fattori funzionali scatenanti, come
condizionamenti dovuti inizialmente ad atteggiamenti familiari errati, eventuali traumi e influenze ambientali nei rapporti interpersonali.
Dunque una sensibilità accentuata del bambino verso alcuni fattori psicologici e relazionali quali ansia dei genitori, disarmonia familiare, ipercorrettismo.
Ambienti familiari iperansiosi o anche troppo permissivi.
Dico questo in relazione alla strutturazione del disturbo e del suo perpetuarsi nel tempo.
E’ bene ricordare che la balbuzie, secondo le ultime ricerche mondiali e italiane, si tende a considerarla come un processo mendeliano.
I numerosi studi sulla balbuzie, indicano una prevalenza nel sesso maschile statisticamente significativa, che in Italia si manifesta con un rapporto con il sesso femminile 1:4.
Bisogna sottolineare che ultimamente dato lo stress per il lavoro e una tendenza alla parità psicologica tra i sessi c’è un incremento della balbuzie tra le donne.
Il disturbo del linguaggio, prima dei 3-4 anni è molto diverso dal disturbo che si presenta in seguito (5-6 anni) e ancora diverso dal disturbo che emerge in età adulta. Il linguaggio comincia a svilupparsi progredendo rapidamente per una lunga fase dell’infanzia: la ricchezza nelle cose che circondano il bambino, il desiderio di esplorazione, lo stimolano.
E’ frequente quindi che, in fase di rodaggio, il linguaggio del bambino presenti difficoltà nella pronuncia di suoni e riformulazione della frase.
Questi fenomeni sono segni discontinui presenti anche nei bambini non balbuzienti (non allarmante ma da tenere sotto controllo); si tratta di una fase di ripetizione senza tensione spasmodica che con la balbuzie vera non ha alcun rapporto.