MARCO SANTILLI INTERVISTATO DA RAI PARLAMENTO

Rai Parlamento nella trasmissione “10′ di… ” del giorno 22 febbraio 2011 ha trattato il tema del disagio e del recupero della balbuzie, un disturbo del linguaggio che affligge l’1,5% degli italiani, ovvero circa 1 milione di persone.

Il dott. Marco Santilli, Presidente dell’Associazione “Nuova Parola onlus”, nel corso dell’intervista ha spiegato le cause scatenanti della disabilità del parlato ed ha illustrato le specificità sua metodologia di recupero.

La metodologia del dott. Santilli è basata sulla multifattorilità, sulla rieducazione dell’atto motorio in una dimensione psicologica, sulla gratificazione del risultato e sulla terapia di gruppo.

Convegno a Bari 09 dicembre 2011

Orizzonti
PROBLEMI DI LINGUAGGIO NELL’ETÀ EVOLUTIVA
BARI
Hotel Excelsior – Via Giulio Petroni, 15
Venerdì 9 dicembre 2011 – ore 16.00
L’Istituto di Medicina Naturale presenta:
Seminario:
PROBLEMI DI LINGUAGGIO NELL’ETA’ EVOLUTIVA
Relazione pedagogica all’interno della scuola
Docente:
Dott. Marco Santilli
(Centro specialistico per l’eliminazione della balbuzie)
La partecipazione al seminario è gratuita e a numero chiuso.
Pertanto si richiede l’invio del modulo di adesione o tramite e-mail all’indirizzo orizzonti@istitutomedicinanaturale.it o tramite fax al 0722350590 entro il 2 dicembre 2011.
Il modulo di adesione è scaricabile in formato PDF a questo indirizzo.
Per poter consultare il modulo di adesione è necessario avere il programma Adobe Acrobat Reader scaricabile gratuitamente da qui.
Su richiesta, sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
L’attesato di partecipazione verrà inviato, solo ed esclusivamente per e-mail, entro la settimana successiva al seminario.
Con il patrocinio di Legambiente:
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Per informazioni telefonare al 0722 351420 o al numero verde 800 968697 o inviare una e-mail a orizzonti@istitutomedicinanaturale.it

Orizzonti
PROBLEMI DI LINGUAGGIO NELL’ETÀ EVOLUTIVA BARIHotel Excelsior – Via Giulio Petroni, 15Venerdì 9 dicembre 2011 – ore 16.00
L’Istituto di Medicina Naturale presenta:
Seminario:PROBLEMI DI LINGUAGGIO NELL’ETA’ EVOLUTIVARelazione pedagogica all’interno della scuola
Docente:Dott. Marco Santilli(Centro specialistico per l’eliminazione della balbuzie)
La partecipazione al seminario è gratuita e a numero chiuso.
Pertanto si richiede l’invio del modulo di adesione o tramite e-mail all’indirizzo orizzonti@istitutomedicinanaturale.it o tramite fax al 0722350590 entro il 2 dicembre 2011.
Il modulo di adesione è scaricabile in formato PDF a questo indirizzo.
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Su richiesta, sarà rilasciato un attestato di partecipazione.L’attesato di partecipazione verrà inviato, solo ed esclusivamente per e-mail, entro la settimana successiva al seminario.
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Convegno a Rimini 18 novembre 2011

Orizzonti
AFFETTIVITÀ E APPRENDIMENTO VERBALE NELL’ETÀ EVOLUTIVA
RIMINI
Hotel Litoraneo – Viale Regina Elena, 22
Venerdì 18 novembre 2011 – ore 20.30
L’Istituto di Medicina Naturale presenta:
Seminario:
AFFETTIVITA’ E APPRENDIMENTO VERBALE NELL’ETA’ EVOLUTIVA
Docente:
Dott. Marco Santilli
(Centro specialistico per l’eliminazione della balbuzie)
La partecipazione al seminario è gratuita e a numero chiuso.
Pertanto si richiede l’invio del modulo di adesione o tramite e-mail all’indirizzo orizzonti@istitutomedicinanaturale.it o tramite fax al 0722350590 entro il 11 novembre 2011.
Il modulo di adesione è scaricabile in formato PDF a questo indirizzo.
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Su richiesta, sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
L’attesato di partecipazione verrà inviato, solo ed esclusivamente per e-mail, entro la settimana successiva al seminario.
Con il patrocinio di Legambiente:
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Orizzonti
AFFETTIVITÀ E APPRENDIMENTO VERBALE NELL’ETÀ EVOLUTIVA RIMINIHotel Litoraneo – Viale Regina Elena, 22Venerdì 18 novembre 2011 – ore 20.30
L’Istituto di Medicina Naturale presenta:
Seminario:AFFETTIVITA’ E APPRENDIMENTO VERBALE NELL’ETA’ EVOLUTIVA
Docente:Dott. Marco Santilli(Centro specialistico per l’eliminazione della balbuzie)
La partecipazione al seminario è gratuita e a numero chiuso.
Pertanto si richiede l’invio del modulo di adesione o tramite e-mail all’indirizzo orizzonti@istitutomedicinanaturale.it o tramite fax al 0722350590 entro il 11 novembre 2011.
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Convegno a Roma sabato 05 novembre 2011

Orizzonti
PROBLEMI DI LINGUAGGIO NELL’ETÀ EVOLUTIVA
ROMA
Hotel Welcome Piram – Via Giovanni Amendola, 7
Sabato 5 novembre 2011 – ore 16.00
L’Istituto di Medicina Naturale presenta:
Seminario:
PROBLEMI DI LINGUAGGIO NELL’ETA’ EVOLUTIVA
Relazione pedagogica all’interno della scuola
Docente:
Dott. Marco Santilli
Centro specialistico per l’eliminazione della balbuzie
La partecipazione al seminario è gratuita e a numero chiuso.
Pertanto si richiede l’invio del modulo di adesione o tramite e-mail all’indirizzo orizzonti@istitutomedicinanaturale.it o tramite fax al 0722350590 entro il 28 ottobre 2011.
Il modulo di adesione è scaricabile in formato PDF a questo indirizzo.
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Media partner:
Con il patrocinio di Legambiente:
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Minori,neonati e linguaggio,connessioni dalla nascita


STUDIO PUBBLICATO DA PNAS.
(DIRE – Notiziario Sanita’) Roma, 12 set. – L’apprendimento spontaneo e relativamente rapido del linguaggio da parte dei bambini tramite gli stimoli che ricevono dall’ambiente e’ un tratto tipico dell’essere umano e che ha da sempre fatto pensare a una predisposizione “innata” all’acquisizione di questa competenza. Le tecniche di neuroimmagine negli ultimi anni ci hanno mostrato che il linguaggio sin dai primi mesi di vita attiva una rete bilaterale frontotemporale, con un predominio dell’emisfero sinistro del cervello, ma che tale rete attivata e sensibile, che rappresenta il sistema neurale dedicato al linguaggio, fosse gia’ presente alla nascita era ancora una questione aperta.

Lo studio in oggetto, coordinato dalla prof.ssa Daniela Perani, Universita’ Vita-Salute San Raffaele che viene pubblicato oggi su PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences, e’ stato condotto su 15 neonati sani, nati a termine, provenienti provenienti da un contesto familiare monolingue. In questo lavoro e’ stata misurata l’attivazione cerebrale dei bambini a 1-3 giorni dalla nascita mentre veniva fatta loro sentire una fiaba in tre diverse condizioni: – il discorso normale, con l’intonazione espressiva con cui abitualmente ci si rivolge ai bambini; – un discorso “a labbra chiuse” in cui veniva rimossa l’informazione fonologica delle singole parole, lasciando intatta la prosodia; – un discorso “appiattito” in cui veniva distrutta la prosodia; questo per poter comprendere quali aree del cervello sono coinvolte nell’elaborazione dei singoli suoni e dell’intera prosodia – aree che negli adulti sappiamo essere differenti.

Si e’ dimostrato che le regioni cerebrali che sono note come appartenenti al sistema del linguaggio negli adulti e nei bambini sono attivate anche nei neonati quando viene presentata loro uditivamente la fiaba. Le stesse aree che si attivano fortemente nell’emisfero sinistro con il discorso normale, sono meno attive con il discorso a labbra chiuse e non si attivano del tutto nel discorso “appiattito”. Cio’ suggerisce quindi che i neonati elaborino prevalentemente informazioni fonologiche, relative al suono e alla prosodia, e che siano molto piu’ sensibili a stimoli biologici.

I risultati ottenuti indicano che anche nei neonati a soli due giorni vita il substrato neurale legato al linguaggio e’ del tutto attivo in entrambi gli emisferi. Pero’ la ricerca ha dimostrato anche, sulla base dei dati strutturali MRI e di una tecnica di analisi funzionale molto avanzata, che le connessioni funzionali e strutturali all’interno della rete neurale sono immature: ci sono infatti forti connessioni solo tra i due emisferi cerebrali, a differenza degli adulti, in cui le connessioni importanti per il linguaggio sono soprattutto intraemisferiche sinistre. Sebbene quindi il cervello risponda al linguaggio parlato gia’ alla nascita, dimostrando le sue predisposizioni innate e adatti la sua fisiologia agli stimoli specifici – fornendo quindi una base biologica forte all’acquisizione della competenza linguistica – le connessioni intraemisferiche funzionali al linguaggio maturano progressivamente e si stabiliscono durante la crescita tramite l’esposizione al contesto linguistico.

La prof.ssa Daniela Perani: “Questi risultati rivelano per la prima volta la presenza di una predisposizione al linguaggio di sistemi cerebrali gia’ alla nascita. Il nostro gruppo aveva gia’ dimostrato la presenza di una specializzazione cerebrale anche per la musica nei neonati gia’ dai primi giorni di vita. Evidenze entrambe importanti per le basi biologiche delle funzioni nervose. Questi sistemi per il linguaggio sono tuttavia immaturi, sia da un punto di vista anatomico sia funzionale. La connettivita’ funzionale avviene infatti tra i due emisferi cerebrali e questa interazione di scambio potrebbe rappresentare la base per le future specializzazioni emisferiche, fino alla dominanza sinistra per le principali funzioni del linguaggio. È solo pero’ con l’esposizione al linguaggio nel contesto ambientale e con la maturazione anatomica di tutti i fasci di connessione che questo puo’ avvenire. Questa immaturita’ del sistema spiega quindi l’importanza dell’ambiente per lo sviluppo completo del linguaggio e contribuisce alla comprensione dei disturbi evolutivi del linguaggio dove per motivi ancora da scoprire non si sviluppano adeguatamente le connessioni funzionali e anatomiche dei sistemi neurali alla base del linguaggio”. (Fonte: www.italiasalute.it) (Wel/ Dire)

dislessia

dislessia

dislessia

DISLESSIA, UN TERZO SUPERA LE DIFFICOLTÀ DA ADULTO
IN ETA’ SCOLARE SONO TRA IL 4 E 5% DELLA POPOLAZIONE SCOLASTICA
(DIRE – Notiziario Sanita’) Roma, 21 lug.
“I dislessici in eta’ scolare, dai 6 ai 18 anni, in Italia sono circa 350 mila, cioe’ tra il 4 e 5 % della popolazione scolastica, il disturbo pero’ si attenua nella popolazione generale dove si stima un’incidenza del 2,5%. Gli italiani dislessici sono circa un milione e 500 mila”.
Ad affermarlo e’ Giacomo Stella, docente Psicologia Clinica presso la Facolta’ di scienze della Formazione dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia intervenuto questa mattina alla conferenza stampa di presentazione della firma del protocollo che rende attiva la legge 170/2010 che riconosce la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia come disturbi specifici di apprendimento. Per Stella, il problema e’ maggiormente sentito proprio durante il periodo scolastico.
All’uscita da scuola, infatti, il disturbo lo si ‘avverte’ meno in quanto non c’e’ la stessa necessita’ di studiare e quindi di leggere. Tuttavia, ha aggiunto Stella, sono circa un terzo quelli che in qualche modo superano queste difficolta’ in eta’ adulta.
Le difficolta’ maggiori si incontrano proprio lungo tutto il periodo della formazione e spesso il disturbo viene confuso con il poco impegno dell’alunno. “Nella stragrande maggioranza dei casi persiste per tutto il corso della scolarizzazione e rende il percorso formativo molto problematico – ha spiegato Stella -.
Negli anni passati molti bambini abbandonavano il percorso.
Adesso si arriva alla scuola media superiore e abbiamo anche i primi dislessici che frequentano l’universita’. I dislessici, dal punto di vista intellettivo sono normodotati, anzi spesso hanno una intelligenza di livello superiore, semplicemente hanno un ostacolo molto forte per l’apprendimento della lettura e per leggere fluentemente”. Un ”piccolo grande problema” che oggi si puo’ affrontare in vari modi, ha aggiunto Stella. “Si puo’ intervenire con la riabilitazione logopedica nei primi anni della scolarizzazione, ma dopo gli otto o nove anni la riabilitazione non serve piu’ e il dislessico si trascina la sua piccola disabilita’ per tutta la vita con la differenza che non e’ visibile fino a quando non gli viene chiesto di leggere. Dopo la riabilitazione c’e’ la possibilita’ di utilizzare strumenti compensativi, cioe’ di usare computer che leggono al posto del dislessico. L’informatica, infatti, permette al dislessico di arrangiarsi e fare senza la mamma che leggeva al posto suo”. Particolare attenzione merita il ruolo dell’insegnante nel riconoscere i disturbi e rispondere in maniera adeguata alle necessita’ di questi alunni. “Gli insegnanti sul piano dei contenuti non devono cambiare nulla – ha concluso Stella -, ma sul piano dell’attenzione devono avere parecchie avvertenze. Per esempio, scrivere alla lavagna e cancellare subito dopo e’ una cosa che crea ai dislessici non pochi problemi e capita che a volte il bambino venga ritenuto pigro quando invece non riesce a fare quello che gli altri fanno con grande velocita’”. Ma le accortezze, ha aggiunto Stella, devono riguardare tutto il percorso scolastico, dalle lezioni alle verifiche. Grazie alla nuova legge, infatti, per gli alunni e gli studenti con Dsa verranno privilegiate le verifiche orali al posto delle scritte e anche le lezioni sara’ possibile seguirle in versione orale grazie agli strumenti compensativi previsti dalla nuova norma.
FONTE: (WEl/ Dire)

disfluenze verbali

disfluenze verbali

disfluenze verbali

non sempre sono sintomatiche della balbuzie
La balbuzie è un disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione cosa vorrebbe dire ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà.
Quindi i prolungamenti e le ripetizioni (cioè le disfluenze) nel parlato del balbuziente sono radicalmente diverse dalle disfluenze del parlante non balbuziente.
Le disfluenze nel balbuziente sono infatti diverse in quanto incontrollabili (se non rinunciando a parlare); infatti, quando il balbuziente sa esattamente cosa vuol dire può non essere ion grado di dirlo, perché ha perso il controllo sui suoi articolatori: pensiamo al caso, per esempio, del paziente che non riesce a dire il suo nome.
La balbuzie può essere accompagnata da sincinesie, ossia movimenti involontari di alcune parti del corpo, tic facciali o del collo, embolofrasie, ossia interruzioni ripetute come “Ah…umh…” o aggiunta di parole stereotipate, come ad esempio “Appunto…appunto” oppure
“cioè…cioè” Il linguaggio è ritmo, interazione, modello e momento affettivo e come tale è dinamico, elastico, vive nella relazione
umana, è un fatto organico, muscolare, psicointerno: è la vita.
Manifesta il desiderio di comunicare emozioni, il desiderio di benessere, di scoperta del mondo esterno, di ricerca di gratificazioni.
Le ultime ricerche considerano la balbuzie frutto di fattori organici predispondenti (il 75% dei balbuzienti ha parenti che balbettano) anche se il meccanismo di trasmissione resta sconosciuto, più precisamente una predisposizione organica o geneticamente determinata o acquisita in qualsiasi momento dopo il concepimento su cui si innescano fattori funzionali scatenanti, come
condizionamenti dovuti inizialmente ad atteggiamenti familiari errati, eventuali traumi e influenze ambientali nei rapporti interpersonali.
Dunque una sensibilità accentuata del bambino verso alcuni fattori psicologici e relazionali quali ansia dei genitori, disarmonia familiare, ipercorrettismo.
Ambienti familiari iperansiosi o anche troppo permissivi.
Dico questo in relazione alla strutturazione del disturbo e del suo perpetuarsi nel tempo.
E’ bene ricordare che la balbuzie, secondo le ultime ricerche mondiali e italiane, si tende a considerarla come un processo mendeliano.
I numerosi studi sulla balbuzie, indicano una prevalenza nel sesso maschile statisticamente significativa, che in Italia si manifesta con un rapporto con il sesso femminile 1:4.
Bisogna sottolineare che ultimamente dato lo stress per il lavoro e una tendenza alla parità psicologica tra i sessi c’è un incremento della balbuzie tra le donne.
Il disturbo del linguaggio, prima dei 3-4 anni è molto diverso dal disturbo che si presenta in seguito (5-6 anni) e ancora diverso dal disturbo che emerge in età adulta. Il linguaggio comincia a svilupparsi progredendo rapidamente per una lunga fase dell’infanzia: la ricchezza nelle cose che circondano il bambino, il desiderio di esplorazione, lo stimolano.
E’ frequente quindi che, in fase di rodaggio, il linguaggio del bambino presenti difficoltà nella pronuncia di suoni e riformulazione della frase.
Questi fenomeni sono segni discontinui presenti anche nei bambini non balbuzienti (non allarmante ma da tenere sotto controllo); si tratta di una fase di ripetizione senza tensione spasmodica che con la balbuzie vera non ha alcun rapporto.

balbuzie tra i 2 e i 6 anni

balbuzie tra i 2 e i 6 anni

balbuzie tra i 2 e i 6 anni

“Il bambino vede nel modo in cui crede di vedere”
(Piaget, 1971)

Commenti come “sei bravo a parlare”, oppure “sai raccontare storie davvero lunghe e interessanti”, detti ad un bambino diventano, per quest’ultimo, la realtà.

Questo avviene per mezzo dell’effetto pigmalione: tutto ciò che un genitore, o un insegnante, dicono al bambino lo condiziona e fa si che il bambino diventi o si comporti così come gli viene detto di essere o comportarsi.

Un tale potere cognitivo sul bambino può e deve essere sfruttato per intervenire sulle disfluenze verbali prima dell’intervento operazionale con il terapeuta.

La balbuzie è ciclica e dimensionale ed un’idea sulla propria parola come descritta dall’insegnante, pur se in momenti di disfluenza, aiuta molto a diminuire il tasso di disfluenza verbale stesso.

Tra i 2 e i 6 anni i momenti di frustrazione comuni con la balbuzie sono temporanei ed è facile che i bambino li dimentichi in fretta. Intorno ai 5/7 anni i bambini, di solito, rimangono positivi nei confronti delle proprie capacità verbali, sebbene inizino a vivere e generare autorappresentazioni di se stessi, rendendosi conto del problema.

Entro i 6/7 anni si sviluppa un senso di “competenza percepita”. In questo caso la consapevolezza di balbettare richiede da parte del genitore e dell’insegnante operazioni di modellamento del comportamento tendenti al mantenimento o accrescimento dell’autostima, pur in una visione realistica di un problema.

Entro e intorno agli 8 anni i bambini disfluenti sono in grado di percepire con precisione certe competenze verbali come negative. Questo è il momento in cui iniziare una terapia multifattoriale, in sincronia con terapeuta-famiglia-scuola.

LA TERAPIA DI GRUPPO PER LA CURA DELLA BALBUZIE

terapia di gruppo

terapia di gruppo

Il linguaggio, la verbalizzazione, veicolano concetti e attraverso questo esprimiamo i nostri progetti, le nostre intenzioni, manifestiamo le nostre emozioni.
Di supporto al linguaggio verbale vi è la comunicazione non verbale. Abercrombie (1968) afferma che “noi parliamo con tutto il nostro corpo”. Le continue ricerche sull’aspetto relazionale nella balbuzie osservano che esistono dei modelli di comportamento di chi balbetta dove la propensione a controllare il proprio flusso di pensiero è eccessiva e intrisa di forti elementi autosvalutativi. Il balbuziente tende a proiettare nell’altro quello di cui lui stesso pensa di sé, teme che anche chi ascolta adotti il suo metro di valutazione.
Si relaziona all’altro ponendo un’attenzione maggiore ai più piccoli aspetti del suo parlato a discapito dei contenuti e del contatto umano. Questo porta il balbuziente a posizioni inadatte all’età e alla responsabilità che la vita chiama a operare. La paura di esporsi è frenante nelle situazioni di interazione sociale. Questa problematica relazionale può essere risolta non certo con una terapia individuale ma di gruppo. Il valore terapeutico delle dinamiche di gruppo risiede nel confronto allargato che permette di stimolare dinamiche interattive protese al confronto, anche limitando il senso di colpa connesso al sintomo. Nella terapia individuale a tali dinamiche il balbuziente non partecipa, è in una posizione di non prestazione verbale. La gran parte dei balbuzienti teme le dimensioni del cambiamento: per tanto tempo ha convissuto con un disagio che ha portato il disfluente in relazione verbale e non
verbale quasi sempre con le stesse modalità.
Fa fatica a mettersi a pari con gli altri in quanto per troppo tempo è stato ingabbiato nelle proprie paure. Ecco perché l’unico
contesto dove si può intervenire è il gruppo:
è in esso che le paure relazionali, i feedback negativi di memorie vissute sono sollecitate a snodarsi verso l’armonia della comunicazione verbale e non verbale in modo fortemente facilitato. Opero per il disagio della balbuzie all’interno della dimensione sociale di gruppo. Laddove era impossibile pensare ad un cambiamento verbale e comportamentale si accende una nuova memoria verbale e comportamentale. È nel gruppo che possiamo sentire vivo il cambiamento e le sue possibilità. Una crescita olistica della persona nella sicurezza nelle proprie capacità.
Creiamo un comportamento maturo, duttile, efficace dove si arresta quel meccanismo di controllo del temuto pensiero altrui, liberando quindi i contenuti all’interno di una forma dettata da nuove regole. Il gruppo quindi come palestra dove vivere le nostre capacità, liberare le nostre negatività, dialogare per non temere, creare le premesse di nuove regole di cambiamento verbale all’interno della società per un’evoluzione della fluenza del parlato e della sicurezza caratteriale. Il superamento della situazione di isolamento nel balbuziente avviene grazie al gruppo attraverso il quale si acquisisce consapevolezza, si impara a conoscere se stessi, si superano le proprie paure.

PSICHE E CORPO CONTRO LA BALBUZIE

psiche e corpo contro la balbuzie

psiche e corpo contro la balbuzie

La riabilitazione psicomotoria è un intervento destinato a migliorare le funzioni mentali e comportamentali di un individuo.
Tale pratica permette di “entrare nella pelle del bambino pur rimanendo nella nostra pelle” e di agire sui vissuti affettivi del paziente ripercorrendo le sue esperienze arcaiche tramite il piacere senso-motorio: in questo modo lavorando sull’immaginario si favoriranno situazioni utili a costruire un’immagine più adeguata del Sé. Il punto di partenza è l’uso che fa il soggetto balbuziente del proprio corpo nell’atto di esprimere se stesso. Ancora prima della sua nascita il bambino vive in fusione con il corpo della madre e condivide con essa tutte le sue esperienze, le sue emozioni e le sue sensazioni. Al momento della nascita il corpo del bambino viene separato da quello materno e inizia a provare una profonda angoscia per questa perdita. Davanti alle cose nuove si sente spaventato e soltanto il contatto corporeo con la madre riesce a rassicurarlo. Intorno ai nove mesi inizia a strutturare un Io corporeo sulla base delle prime esperienze sensoriali, fino ad arrivare alla percezione globale del proprio corpo. Nasce così la comunicazione non verbale. Da questo periodo i bambini iniziano ad apprendere la percezione dell’altro e  a sviluppare un vero concetto di Sé. Quando acquisisce il linguaggio, la separazione fisica dal corpo della madre diventa necessaria, perché egli, chiamandola verbalmente, può riunificarsi con lei. Il piacere senso motorio che si prova durante la riunificazione e il linguaggio guidano il processo di
differenziazione tra il Sé e il non-Sé. Il giusto equilibrio tra queste due tendenze lo si trova nella qualità delle relazioni che si stabiliscono con la madre: una mamma distante aumenta il bisogno di fusione così come una mamma troppo presente aumenta il desiderio di autonomia. Se non si raggiunge il giusto equilibrio si avrà una comunicazione verbale con possibili disturbi del linguaggio. Quando due persone parlano hanno lo stesso desiderio di riunificare i propri corpi, ma se uno dei parlanti è balbuziente al desiderio di riunificazione si sostituisce l’ansia e il dispiacere per il blocco. La mancata unificazione contribuisce a non far provare piacere nel parlare e ad avere un flusso verbale esitante. La terapia psicomotoria intende aiutare il balbuziente a recuperare il piacere di fondere il proprio corpo con quello di un altro parlante e a rafforzare la propria identità.
La riconquista del piacere senso motorio aiuta il bambino a superare l’angoscia di perdita mentre una maggiore percezione del ritmo corporeo gli facilita la coscientizzazione del disturbo di fluenza linguistica e ne migliora la produzione. Il trattamento psicomotorio si esplica in specifici esercizi che mirano a rendere fluidi sia i ritmi sonori sia i movimenti del corpo. Il soggetto deve raggiungere la propria espressività corporea e deve trasformare il suo linguaggio verbale in linguaggio corporeo, per poi, una volta ritrovata l’armonia interiore, ritrasformarlo in linguaggio verbale fluido.